Il sacramento della riconciliazione costituisce la vita ordinaria per ottenere il perdono dei peccati gravi commessi dopo il battesimo. Il ministero di Gesù Cristo è tutto rivolto a incontrare i pubblicani e i peccatori, che si siedono a tavola con Lui, nonostante lo scandalo dei farisei e il fatto di essere considerato un mangione e un beone, incurante delle leggi e delle tradizioni. Egli infatti è venuto a chiamare i peccatori, a rimettere loro i peccati, a compiere miracoli proprio per dimostrare agli uomini di possedere tale potere. Gesù afferma che tutti sono nel peccato e hanno bisogno del perdono. Proprio per questo è venuto, perché l'uomo abbia la vita; proprio per questo dona la pace e chiede di non peccare più. Gesù Cristo realizza la profezia che Dio non vuole la morte del peccatore, ma che converta e viva. La misericordia di Gesù Cristo raggiunge il suo apice negli avvenimenti pasquali, come insegna San Giovanni Paolo II, nella lettera enciclica Dives in misericordia: nella sua risurrezione Cristo ha rivelato il Dio dell'amore misericordioso, proprio perché ha accettato la croce come via della risurrezione. Ed è per questo che - quando ricordiamo la croce di Cristo, la sua passione e morte - la nostra fede e la nostra speranza si incentrano nel Risorto: su quel Cristo che "la sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato [...] si fermò in mezzo a loro", nel cenacolo, "dove si trovavano i discepoli [...], alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi".
Gesù Cristo ha voluto che la sua Chiesa fosse tutta intera, nella sua preghiera, nella sua vita e nelle sue attività. Ha desiderato che la sua Chiesa fosse il segno e lo strumento del perdono e della riconciliazione che Egli ci ha acquistato a prezzo del sangue. Ha tuttavia affidato l'esercizio del potere di assolvere i peccati al ministero apostolico. A questo è affidato il "ministero della riconciliazione" (2Cor 5 ,18).
L'apostolo è invitato "nel nome di Cristo", ed è Dio stesso che, per mezzo di lui, esorta, supplica: "Lasciatevi riconciliare con Dio" (2Cor 5, 20) (cfr. Ccc 1442).

La penitenza non è un fatto individuale. "Nella celebrazione di questo sacramento, il sacerdote non rappresenta soltano Dio, ma tutta la comunità, che si riconosce nella fragilità di ogni suo membro, che ascolta commossa il suo pentimento, che si riconcilia con lui, che lo rincuora e lo accompagna nel cammino di conversione e maturazione umana e cristiana" (FRANCESCO, Udienza generale, 19 febbraio 2014).